Venezia – atmosfera unica della laguna

Sono stato intervistato sul tema deldetourism Venezia!

Sono felice di condividere con voi che ho avuto l’onore di essere intervistato per un nuovo articolo pubblicato su Mangia Mangia, dedicato a un tema che mi sta molto a cuore: come salvare Venezia dal turismo di massa e riscoprirla nella sua autenticità.

Il blog post si intitola“The Detourism of Venice – How to Save a City from Drowning, in Tourists”e racconta con lucidità le trasformazioni che sta vivendo la nostra città: la scomparsa delle botteghe storiche, l’arrivo di franchising e souvenir di bassa qualità, la perdita di spazi abitativi per chi Venezia la vive ogni giorno.

Il detourism a Venezia: cosa sta cambiando

Nell’intervista, in qualità di founder di @lovenezia, ho condiviso il mio punto di vista sul turismo a Venezia. In particolare, ho voluto sottolineare quanto il sovraffollamento stia trasformando profondamente l’identità della città:

“Negli ultimi anni ho visto Venezia cambiare profondamente. Tante botteghe artigiane e negozi locali, che rappresentavano l’anima vera della città, hanno chiuso. Al loro posto, franchising identici in ogni parte del mondo o negozi di souvenir privi di identità veneziana.”

“Anche sul fronte abitativo, molte case e spazi storicamente destinati a studenti o residenti sono stati convertiti in strutture ricettive. È quasi come se la città stessa fosse diventata una vetrina.”

Iniziative e soluzioni per un turismo sostenibile

L’articolo parla anche di iniziative come @detourismvenezia e #EnjoyRespectVenezia, delle nuove regole sul turismo, e dei tentativi di proteggere Venezia come Patrimonio dell’Umanità. Tuttavia, il problema resta complesso e richiede l’impegno congiunto di istituzioni, residenti e visitatori.

Per chi vuole capire meglio il fenomeno, consiglio di leggere l’articolo completo su Mangia Mangia: The Detourism of Venice.

Per chi invece desidera approfondire le regole di accesso alla città, LoVenezia ha anche preparato una guida completa sulContributo di Accesso a Venezia 2026: tutto quello che devi sapere prima di visitare la Serenissima.

Grazie a @alisonranwell per questa opportunità.

Cos’è il detourism e perché Venezia ne ha bisogno

Il terminedetourismnasce come alternativa al turismo di massa: non rifiutare il viaggio, ma praticarlo in modo diverso. Invece di seguire i flussi verso i luoghi più fotografati, il detourism invita a cercare le alternative — i quartieri meno visitati, i ristoranti senza menu in inglese, i musei che non compaiono nelle prime dieci liste di Google.

A Venezia, dove ogni anno circa 13 milioni di turisti si concentrano in una città che ha meno di 50.000 residenti nella parte storica, questa pratica non è solo etica — è necessaria. L’overtourism veneziano ha già svuotato interi sestieri di vita autentica: negozi di prossimità sostituiti da souvenir shop, botteghe artigiane chiuse, veneziani costretti a trasferirsi in terraferma perché non si trovano più appartamenti in affitto a prezzi accessibili.

Come visitare Venezia in modo responsabile: le scelte concrete

Visitare Venezia in modo responsabile non richiede rinunce — richiede scelte diverse. Arrivare nei mesi di spalla (novembre, febbraio, marzo) invece di luglio e agosto. Pernottare in città invece di venire in giornata da Mestre o da una crociera. Mangiare dove mangiano i veneziani, non dove le insegne sono tradotte in cinque lingue.

Scegliere i sestieri meno frequentati — Cannaregio, Castello, Santa Croce — invece di limitarsi a San Marco e Rialto. Visitare i musei minori (Ca’ Rezzonico, il Museo Storico Navale, il Museo del Vetro a Murano) invece di fare la fila alle Gallerie dell’Accademia in agosto. Comprare da artigiani veneziani invece che nei negozi di souvenir industriali.

Ildetourism a Venezianon è solo una strategia per salvare la città dall’overtourism. È anche — e forse soprattutto — il modo migliore per vivere Venezia davvero. La città che si vede uscendo dagli itinerari standard è molto più bella, più silenziosa e più sorprendente di quella che si trova nelle fotografie più condivise.